Pontiac Firebird 1968

Pontiac Firebird 1968

C’erano una volta le Pony Car: auto compatte (per gli standard americani), sportive e potenti che sono riuscite a entrare, con più o meno profitto, nell’immaginario collettivo. Se definire “la migliore Pony” è una questione molto soggettiva, di certo pochi avrebbero dubbi su chi mettere sul podio: Ford Mustang, Chevrolet Camaro e Pontiac Firebird.

Pontiac Firebird 1968, posteriore
Il posteriore prende il meglio da GTO e Camaro.

Presentata infatti lo stesso anno della coeva Camaro, della quale condivideva il pianale F-Body, la prima generazione della Firebird rimase in listino per soli tre anni (dal 1967 al 1969) ma vendette più di 250.000 esemplari. Gli ingredienti del successo c’erano tutti: stile “coke bottle” con sezione centrale stretta e bombature attorno alle ruote, look giovanile e forza bruta sotto il cofano. Caratteristica peculiare del frontale il paraurti integrato nel musetto, che dava all’auto un aspetto più caratteristico e streamline rispetto alla sorella Chevrolet, mentre i sottili fanali posteriori erano ispirati a quelli della GTO.

Pontiac Firebird 1968, Motore 400ci
Questo esemplare è equipaggiato col suo 400ci originale da 330cv, con qualche upgrade.

Sotto il cofano, le opzioni tra cui scegliere erano tante: se il sei cilindri in linea 250ci (4100cc) da 175 o 215 cavalli era poco entusiasmante, diversa era la musica che veniva dai V8; disponibili un 350ci (5700cc) che forniva 265 o 320 cavalli in versione High Output e un ancor più potente 400ci (6400cc) che arrivava a 340 cavalli nella versione di punta, con opzione Ram Air che aggiungeva aggressive prese d’aria sul cofano che permettevano al motore di respirare aria fresca.

Curioso pensare che un’auto leggendaria come la Firebird sia stata di fatto un “premio di consolazione” per Pontiac, che avrebbe voluto produrre invece una sportiva a due posti ispirata alla stupenda concept car Banshee, disegnata da un certo DeLorean. La dirigenza GM temeva però la “concorrenza in casa” che un tale modello avrebbe potuto fare alla Corvette e così concesse a Pontiac una fetta di mercato delle Pony Car, mentre la Banshee divenne una delle ispirazioni “non ufficiali” della Corvette C3. Fortuna che questo ci abbia dato la Firebird, peccato invece per quel che avrebbe potuto diventare la Banshee.

Pontiac Firebird 1968, Contagiri sul cofano motore
La Firebird 400ci aveva il contagiri sul cofano motore. Troppo bello per non parlarne.

La guidiamo con...

Questa volta sono stato molto combattuto non tanto sulla canzone, quanto sull’interprete. Considerando che siamo su “Metal” Garage, se fossi uno attento al marketing e agli insights probabilmente avrei scelto i Metallica e la loro interpretazione ben fatta e un po’ tamarra, nel classico stile Hetfield. Ma siccome me ne frego, passo al rock classico e scelgo quella degli irlandesi Thin Lizzy col mai dimenticato Philip Lynott: perché aveva una voce meravigliosa, perché la storia di Lynott è stata tanto grande quanto sfigata (come quella della Firebird, con le dovute proporzioni) e infine perché, essendo uscita nel ’73, probabilmente s’è pure sentita dalla radio dell’auto in questione quando ancora calcava, da qualche anno rodata, le strade al di là dell’oceano bevendo l’impossibile col suo sei litri. Finché c’era benzina nel serbatoio, o Whiskey in the Jar.

Now some men like the fishin’
And some men like the fowlin’,
And some men like ta hear
A cannon ball a roarin’


Per le foto dell’auto ringraziamo Michele Susanna, che l’ha curata per cinque anni e ora ha deciso di metterla in vendita. Se vi solletica l’idea di sedervi dietro il volante di questa Firebird, contattatelo su facebook!